Marsala: la trappola delle tavoglie a quadretti

Forse tutte quelle settimane in Sicilia ci avevano rilassato (leggi “rammollito”): in fondo il costo della vita pareva sempre leggermente più basso di quello che ci saremmo aspettati in “Italia”.
Certo: i ristoranti fighetti ci sono anche in Sicilia. Ma gustarsi i genuini sapori della Sicilia è non solo possibile ma pure raccomandabile farlo in quei posti che sembrano tendere al più rustico piuttosto che al più esclusivo (vedi ad esempio il leggendario Andrea – il paninaro di vocazione – del caseificio Borderi).

E così che, in una vietta centralissima ma imboscata di Marsala, incantato da due quadrati tavolini ricoperti da tovaglie a quadretti bianchi e rossi posti appena fuori da un locale dalle fattezze non di ristorante ma di gastronomia “take away”… e dal cartello scritto a mano “oggi cous cous di pesce”… valuto – sbagliando – che quello sia il posto giusto per degustare un po’ di autentica cucina locale.

I nostri ristoratori ci accolgono a braccia aperte e ci intrattengono per tutto il pranzo portando portate non richieste: antipasti, sarde, dolcetti siciliani e marsalino di conclusione.

Non ci preoccupiamo: quanto mai ci faranno pagare questi marsalesi che gestiscono una gastronomia con due quadrati tavolini a tovaglie a quadretti e che ci raccontano della figlia andata a Bologna.

Avremmo invece dovuto fermare le portate non richieste e chiedere il menu.


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